vecchiettine dignitose e poco …..
Febbraio 11, 2008
5. L’AUTISTA PROVOLONE *
Sale profumosa sul bus. Magra, quasi anoressica, capello liscio e biondo. Classica preda verbale dell’autista provolone. Al secondo ed ultimo scalino scatta già la prima battutina, quella dell’approccio. Lei sorride, nella speranza di riuscire a non obliterare il biglietto. Lui la guarda, la riguarda, anzi non c’è spazio tra i due attimi. La fissa direi. Poi all’attacco, nuovamente, con un paio di scemenze che gli passano per la mente…….
L’importante è parlare, farsi notare, essere carismatico (questa parola l’autista provolone l’ha sentita in tv). Normalmente l’unica cosa “lampante” dell’autista provolone è la perenne mezza luna umida che si crea sulla sua camicia, proprio sotto l’ascella. Un’antiesteticità imbarazzante, evidente.
L’autista provolone fece di tutto per farsi assegnare quella linea, proprio quella che dal centro arriva all’università. Lo considerò l’apice della sua carriera, la sua massima aspirazione: monotonicità del percorso, mitigata da fresche donzelle da ammirare. Non rimpiange affatto il suo vecchio giro, quello che portava sù, fino alla città vecchia, dove il massimo del “belvedere” era un’avvenente cinquantenne maliziosa. Per il resto solo dignitose vecchiettine e poco interessanti discorsi sulla pensione.
L’autista provolone è felicemente sposato, ma lui non ce la fà proprio a non ammirarle, tanto meno ad approcciarle. Tanto depravato quanto innocuo. Il suo “membro” giura di non aver mai usufruito dei bizzarri approcci del suo padrone.
Monopensiero, deviato. La sua mente si inceppa sempre sullo stesso argomento. E’ capace di vedere un sedere anche nella lettera B.
……..lei abbozza un sorriso ed un paio di smorfie. E’ fatta, passa davanti l’obliteratrice ignorandola. Lui la richiama, lei si blocca di scatto e si avvicina colpevole. Lui ancora sorridente ” volevo solo sapere il tuo nome”. Lei si distende, la sua bocca disegna nuovamente un “plastico” sorriso vuoto. Ancora un pò di smorfie, poi: “BarBara, mi chiamo BarBara”.
Rimane interdetto e per una volta non controbatte. Poi la guarda defilarsi dallo specchietto. Ha visto tre sederi ora, due nel suo nome, uno sul suo corpo.
Ecco, adesso la sua giornata ha il permesso di continuare allegramente. La sua mente rimane candidamente inceppata sul solito argomento. L’autista provolone è soddisfatto ora. Abbozza un sorrisetto e con vigore, appoggia il piedone sull’immenso accelleratore.
* sottotitolo -> 32 posti a “sedere”